Nessun approdo sicuro per l’export

Se la domanda interna arranca, stare sui mercati esteri non è meno complicato.

Le probabilità di perdere clienti è sempre più alta: concentrarsi sui mercati avanzati (quelli considerati più solidi e affidabili) non basta più , perché è proprio qui che il pericolo di mancato pagamento corre di più.

La Country Risk Map , elaborata da Sace  per il 2013 e diffusa ieri,  prende in esame i rischi di mancato pagamento, instabilità normativa e violenza politica di 189 Stati e si propone come una bussola per guidare le imprese nelle loro strategie di internazionalizzazione.

Con l’economia in frenata ovunque e le imprese sempre più in difficoltà, i rischi di mancato pagamento sono aumentati ovunque e il fenomeno ha colpito soprattutto i mercati avanzati, che in questa crisi stanno soffrendo di più.

In media i rischi di insolvenza dei Paesi avanzati sono aumentati del 22 per cento. Stati come Grecia, Cipro, Slovenia e Spagna sono ormai meno affidabili di economie emergenti come Perù, Colombia o anche Russia; compromesso anche il giudizio sull’area del Medio Oriente e del Nord Africa, che pagano il clima di instabilità che persiste su tutto l’arco sud-orientale del Mediterraneo.

In questo contesto spicca la tenuta dei Paesi asiatici e dell’America Latina; sull’assetto dell’Asia orientale gioca sicuramente un ruolo importante la svalutazione della moneta giapponese.

Sebbene registri ancora i livelli di rischio più alti a livello mondiale, l’Africa sub sahariana è l’unica area in progresso, grazie anche al traino offerto dai Paesi petroliferi.

L’infografica mostra la Country Risk Map elaborata da Sace.

Il termometro del rischio

Il termometro del rischio

Tratto da Il Sole 24 Ore, 24 Maggio 2013, pag. 40

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Antjniska Laganà

Disoccupazione priorità europea

Tiene a bada le emozioni -ma fino a un certo punto- il premier Enrico Letta al suo primo incarico europeo.

Compiaciuto e sorridente, il Premier italiano confessa di provare l’emozione del battesimo europeo e soprattutto la soddisfazione di vedere accolta la richiesta italiana perchè nel Consiglio del 27 e 28 Giugno vengano approvate misure concrete contro la disoccupazione giovanile, che va combattuta con misure nazionali ed europee.

Nelle prossime settimane, l’Italia farà il suo, cercando di riempire di contenuti la riunione di fine Giugno.

Gli ultimi dati Istat confermerebbero, secondo il Premier, che quella che si sta seguendo è la strada giusta; ma che tipo di lavori si proporranno ai giovani, quali contratti, quali stipendi?

Secondo Letta, l’urgenza italiana è intanto quella di  “togliere i giovani dall’incertezza totale sul futuro,  e dall’assenza di qualsiasi sperimentazione nel mondo del lavoro”.

L’infografica mostra i numeri dell’emergenza disoccupazione.

I numeri dell'emergenza

I numeri dell'emergenza

Tratto da Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2013, pag. 7

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Antjniska Laganà

Europa batte Usa in Borsa

Nonostante le sforbiciate degli ultimi tre anni di crisi, i titoli europei continuano ad offrire il migliore rapporto al mondo tra dividendo e prezzo.

Considerando i i migliori titoli quotati nei singoli listini, il dividend yield (rapporto dividendo prezzo: corrisponde al rapporto tra l’ultimo dividendo per azione corrisposto agli azionisti e l’ultimo prezzo dell’azione) in Europa è pari al 5,3%, confrontato con il 4,4% dei titoli asiatici, del 3,4% delle quotate americane e il 2,9% dei titoli nipponici: se il rapporto tra dividendo e prezzo è così appetibile è soprattutto perchè il denominatore  è basso.

L’Europa batte gli Stati Uniti anche in termini di diffusione: la proporzione delle società sul mercato con un dividend yield minimo del 3% è infatti superiore al 5% nel Vecchio Continente, mentre negli Usa la percentuale si aggira attorno all’1%.

L’infografica mostra un confronto fra diversi settori europei e americani

Il confronto tra i settori

Il confronto tra i settori

Trattoda Il Sole 24 Ore, 21 Maggio 2013, pag. 2

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Antjniska Laganà

La crisi nella grande distribuzione

Il 2013 per la grande distribuzione si preannuncia come l’anno più difficile della sua storia. Un anno che potrebbe terminare con molti segni meno.

Nel 2011 la redditività del sistema food e non food era stata pari allo 0,1% del fatturato, nel 2012 la media del settore è invece negativa.

Un campanello d’allarme viene ad esempio dai metri quadri di spazi di vendita di iper, supermercati, a libero servizio e discount: lo scorso anno la crescita è stata del +0,7%, mentre nel 2006 l’incremento era stato del +5,1%.

Per il secondo anno consecutivo, il saldo tra chiusure e aperture resta negativo;  le saracinesche sono rimaste abbassate per poco meno di 400 esercizi nel 2012.

Negli ultimi dodici mesi, inoltre,  il saldo dei punti vendita a libero servizio, piccoli esercizi spesso a gestione familiare, sono diminuiti di 519 unità, mentre il sistema ha perso 49 supermercati.

Ancora, mentre i discount segnano un expoit, con 169 nuovi punti vendita, gli iper sono quasi a crescita zero: nel 2012 la rete è aumentata di solo 3 strutture.

Dati estremamente negativi, che confermano la recessione.

L’infografica propone uno sguardo d’insieme su questo scenario.

Lo scenario

Lo scenario

Tratto da Il Sole 24 Ore, 20 Maggio 2013, pag. 25

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Antjniska Laganà
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La tv è alla ricerca di nuove idee per sopravvivere

Se il piccolo schermo di casa potesse parlare, con ogni probabilità insulterebbe a morte il suo telespettatore.

Da totem indiscusso per l’educazione dell’intera famiglia, è passata ad essere solo uno dei tanti eletttrodomestici di casa; se la tv di casa dovesse guardare con propri occhi il suo spettatore, oggi vedrebbe con ogni probabilità un nonno-pensionato con telecomando alla mano, un papà distratto da un iPad, la mamma dalla posta elettronica e il figlio teenager ipnotizzato dal suo smartphone. Solo il componente più agée sembrerebbe disposto a concederle  completa attenzione.

Secondo uno studio di Ndp, quasi nove americani su dieci se posseggono un secondo schermo, lo usano quando è accesa la tv, purchè  sia un dispositivo che consenta di interagire (tablet, smartphone, portatile). Altri invece ascoltano la tv come una sorta di sottofondo alle proprie attività di social-intattenimento o di social-organizzazione del quotidiano (lavoro e casa). In entrambi i casi, secondo la ricerca di Ndp, si preferiscono altri schermi a quello televisivo.

Per Accenture, invece, lo schermo in soggiorno rimane il mezzo di comunicazione predominante e continuerà ad esserlo (studio Video-over-Internet Consumer Survey 2012: Vincere la battaglia per la fiducia del consumatore): quasi la metà degli spettatori continua a sedersi di fronte ad un televisore e non davanti al tablet o allo smartphone, ma ad aver fallito è l’idea di rendere il televisore un oggetto interattivo e collettivo al tempo stesso.

Ma negli ultimi anni i cosidetti fornitori Over The Top (Ott), come Netflix e Hulu, che inviano i proprio contenuti tramite internet, ma anche i giganti come Google, Intel e Apple, stanno prendendo le misure del mercato tv: Apple è oggetto di rumors su un suo ingresso “pesante” nel mondo della televisione, Amazon sarebbe intenzionata a lanciare una Kindle Tv, ancora non ben definita.

L’infografica mostra alcuni dati sugli schermi social.

Schermi social

Schermi social

Tratto da Il Sole 24 Ore, Nova, 19 Maggio 2013, pag. 16

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Antjniska Laganà
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La Francia è ufficialmente entrata in recessione

La crisi europea continua.

Nel primo trimestre la Francia, seconda economia dopo la Germania, è ufficialmente entrata in recessione, mentre la zona euro ha registrato il quarto trimestre consecutivo di calo del Pil.

L’Insee, l’Istat d’Oltralpe, ha annunciato una caduta dello 0,2%, identica a quella del quarto semestre 2012; i consumi sono scesi dello 0,1% e le esportazioni hanno segnato una flessione dello 0,5% , confermando i gravi problemi di competitività dell’economia francese.

A Parigi crescono le polemiche sul funzionamento di Bercy e le voci di un imminente rimpasto per mettere in ordine un ministero dell’Economia super affollato e senza una guida sufficientemente autorevole.

L’infografica mostra la situazione di profondo rosso in cui versano alcuni Paesi Europei.

Profondo rosso

Profondo rosso

Tratto da Il Sole 24 Ore, 16 Maggio 2013, pag. 4

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Antjniska Laganà
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Ai Comuni i primi 3,5 miliardi

Il decreto pagamenti va avanti su due binari paralleli. Mentre la Camera si appresta a dare il primo via libera parlamentare allo sblocca-debiti, dall’Economia arriva il provvedimento attuativo che ripartisce i primi 4,5 miliardi di spazi finanziari svincolati dal Patto di stabilità sulla base delle rischieste fatte pervenire entro il 30 Aprile scorso.

Di questi, 3,5 miliardi andranno ai Comuni e circa 1 miliardo finirà alla Province.

Il cuore del decreto emanato ieri sta nelle 117 pagine di allegato, che elencano i pagamenti relativi a debiti certi a fine 2012, liberati dalle grinfie dei vincoli finanziari in ogni Comune e in ogni Provincia.

L’entità dei bonus è indicatore dello stato di salute dei diversi enti locali; tra i capoluoghi di Regione, il via libera più significativo arriva a Venezia, che si aggiudica 124,4 milioni di euro. Napoli arriva subito dopo con 115,1 milioni,  seguita da Milano (93,2) e Roma (55,5).

Tra i municipi, in condizioni migliori spiccano Bologna (3,7 milioni) e Bolzano (3,6 ), mentre tra le Province, la dote più consistente arriva a Milano (132,8 milioni di euro).

L’infografica mostra la ripartizione decisa dell’Economia.

La ripartizione decisa dall'Economia

La ripartizione decisa dall'Economia

Tratto da Il Sole 24 Ore, 15 Maggio 2013, pag. 2

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Antjniska Laganà

Genova, porto piccolo e poco sicuro

“Genova? E’ il peggior porto italiano”.

Così Carlo Mearelli, presidente di Assologistica, associazione che raggruppa imprese di logistica e terminal operator: dopo l’incidente che ha determinato il crollo della torre piloti nello scalo della Lanterna, la misura è decisamente colma.

Secondo il numero uno dell’associazione, il porto genovese non è nato per navi di grande tonnellaggio: con uno scalo in quelle condizioni il rischio è sempre dietro l’angolo ed è incomprensibile che si sia costruito un manufatto come la torre piloti così vicino all’acqua e in un’area di manovra.

In Italia ci sono 40 scali e 26 autorità portuali: numeri, secondo il Mearelli, che rappresentano lo spreco e lo sperpero frutto del solito compromesso politico italiano.

Bisognerebbe avere uno o due porti in tutta Italia, ma finchè ognuno guarderà solo al suo particolare, ogni scalo troverà motivazione per esistere.

L’infografica mostra la mappa delle movimentazioni di merci nei porti italiani.

La mappa delle movimentazioni

La mappa delle movimentazioni

Tratto da Il Sole 24 Ore, 12 Maggio 2013, pag. 21

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Antjniska Laganà

Una Pmi su quattro sfida la recessione

“In effetti ci stiamo chiedendo se non sia il caso di rallentare. Vede, non bisogna strafare, esistono comunque dei cicli”. Il problema di Luciano Sanguineti vorrebbero averlo tutti, perchè si chiama crescita.

La sua Advanced technology valve, azienda produttrice di valvole sottomarine per impianti offshore, sta continuando a macinare commesse, oggi  in grado di sostenere un terzo del lavoro: tra Gennaio e Marzo i ricavi sono balzati del 30%, nel 2013 l’organico è salito a nove unità e altre venti arriveranno nei prossimi mesi.

In questo disastrato 2013 c’è ancora quindi un discreto numero di imprese che riesce ad aumentare in modo rilevante i propri volumi; l’analisi, effettuata da Intesa San Paolo, indica numerose aree del Paese ancora in grado di competere su basi di eccellenza.

Nell’elenco si trova di tutto: dalla farmaceutica alla meccanica, dagli alimentari all’aeronautica, settori diversi in cui le storie di successo sono però tutte accomunate da una ridotta dipendenza al mercato interno, da una forte spinta innovativa, dalla ricerca continua della qualità.

L’infografica propone una mappa dei distretti che battono la crisi.

I distretti che battono la crisi

I distretti che battono la crisi

Tratto da Il Sole 24 Ore, 9 Maggio 2013, pag. 39

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Antjniska Laganà

Germania, la nuova terra promessa

La Germania, con il suo tasso di disoccupazione che è la metà della media europea del 12%, è la nuova terra promessa per chi emigra in cerca di lavoro, soprattutto dai Paesi del Sud e dell’Est Europa.

L’immigrazione è costituita in misura preponderante da manodopera qualificata;  la mobilità del lavoro in Europa  sembra avere accelerato sotto la spinta della disperazione causata dalla crisi in Paesi dove le prospettive di occupazione sono sempre più scarse.

Dall’Italia sono arrivate l’anno scorso in Germania 42mila persone, un aumento del 40% sul 2011: il numero più alto dal 1996 e più del doppio di quello registrato nel 2008, l’anno d’inizio della crisi finanziaria.

Queste le percentuali di aumento del numero di immigrati dai Paesi colpiti più direttamente dalla crisi,

  • +45% dalla Spagna, dove la disoccupazione è al livello record del 27%
  • +43% dal Portogallo e dalla Grecia
  • +62% dalla Slovenia

Secondo la Fondazione Robert Bosch, la forza lavoro in Germania è destinata a contrarsi di 6 milioni di unità entro il 2030:  alle imprese mancano lavoratori soprattutto nella meccanica, nell’informatica e nella sanità.

Il problema dell’integrazione dei nuovi lavoratori resta comunque pressante, per ragioni di lingua e di cultura, soprattutto nei confronti dei nuovi arrivati dai Paesi dell’Est.
Le difficoltà della comunità turca  sono il caso più palese.

 

In fuga dalla crisi

In fuga dalla crisi

Tratto da Il Sole 24 Ore, 8 Maggio 2013, pag. 11

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Antjniska Laganà
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