Evasione fiscale, ricchezza e redistribuzione geografica

Unioncamere Veneto e Centro Studi Sintesi hanno presentato un’indagine, riportata dal Sole 24 ORE di oggi a pagina 3, su due indicatori regionali: la quantità di risorse pro-capite che riguardano la redistribuzione della ricchezza (ossia il saldo tra quanto viene versato agli enti pubblici e quanto viene ritornato in termini di servizi – sanità, istruzione, pensioni, infrastrutture) e l’indice di discrepanza, ossia la misura della differenza tra reddito e sette indicatori di benessere (consumi alimentari, energia elettrica per usi domestici, carburanti, automobili oltre 2000cc, auto immatricolate per mille abitanti, variazione depositi bancari e abitazioni di pregio).

Residuo ed evasione fiscale

Residuo ed evasione fiscale

Il primo dato rappresenta la misura del saldo, pro-capite, di quanto un cittadino di una regione abbia in più o in meno dalla differenza dei valori sopra citati. Il secondo, invece, rappresenta una “spia” della possibile evasione fiscale: fatta 100 la media nazionale, valori inferiori indicano che il livello dei consumi è più alto rispetto a quelli dei redditi dichiarati.

Nelle due classifiche, gli opposti sono rappresentati dalla Lombardia e dalla Calabria (con 7.198 euro contro -2.797) per quanto riguarda il residuo fiscale, mentre da Emilia Romagna e la coppia Sicilia-Sardegna per il secondo indicatore (140 – ossia il 40% in più rispetto al dato nazionale – contro il 51 – ossia quasi la metà rispetto alla media nazionale).

Nelle due mappe seguenti si può osservare la rappresentazione di questi dati.

Residuo Fiscale

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Redditi consumi

Ricche le aree a rischio evasione
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Commenti (5) Trackback Permalink | 27.06.2011
Scritto da:
Andrea Gianotti
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5 risposte a Evasione fiscale, ricchezza e redistribuzione geografica

 
Commenti
 
  1. ..a proposito di evasione fiscale:
    Arrivato in prossimità dei fatidici 50 anni, pressato da una moglie medico cardiologo e da innumerevoli spot televisivi, sono stato “costretto” ad interessarmi di ..colesterolo. Mi sono armato quindi di vari testi sull’argomento ed ho letto molto sulle implicazioni che questo steroide ha sul nostro metabolismo e nei fattori di rischio cardiovascolare. Non volendo annoiare e non essendo un professionista, mi limito semplicemente ad una convinzione popolare: esiste quello buono e quello cattivo (in verità ne esiste uno solo, ma per comodità la prendiamo per buona…)

    Ora, mi è sorto spontaneo un parallelismo con l’evasione fiscale nel nostro Paese. Probabilmente qualcuno inizierà a pensare che, data l’età, queste riflessioni sono dovute ad un progressivo decadimento delle facoltà cerebrali…vediamo se è così!
    Recentemente, in più occasioni, noti esponenti politici e rappresentanti di Associazioni, pur ovviamente condannandoli, si sono espressi in maniera piuttosto “fatalista” sul alcuni fenomeni di evasione. Mi riferisco allo stesso Ministro Tremonti nelle sue esortazioni alla GdF a non voler infierire nei controlli alle pmi, al Presidente di Confcommercio, Sangalli, che in occassione dell’Assemblea Generale ha parlato con toni “compresivi” di quelle piccole Aziende che si vedono “costrette” ad evadere in parte per …sopravvivere.
    I numeri ci dicono che l’evasione fiscale si aggira intorno ai 100 Mld/€ e ci riconducono ad un enorme volume di 300Mld/€ di ..pil sommerso! Sempre i numeri – intesi come rapporto tra debito pubblico e patrimonio delle famiglie italiane – ci pongono al secondo posto in Europa, distanzati di una sola lunghezza dal “paradiso” Germania.
    Allora, può essere che una parte di questa “ricchezza sommersa” viene rimessa nel circuito economico nazionale, ovvero serva ai cittadini per i loro consumi? Probabilmente è così, sopratutto se diamo un’occhiata critica a ciò che ci circonda: auto, ristoranti, vacanze (a proposito di vacanze, gli Italiani non ci rinunciano se è vero che è aumentata a due cifre la percentuale di nostri concittadini che chiedono un finanziamento medio di 7mila/€ per farle…e le rate vanno poi pagate!), ect. Essendo un’economia reale basata sui consumi, ecco che questo fenomeno potrebbe definirsi come il “colesterolo buono”, ovvero “l’evasione buona”.
    C’è poi l’evasione legata ai paradisi fiscali, all’esportazione di valuta, alle holding con sedi in Paesi dai sistemi fiscali benevoli, alle alchimie di bilancio che, guarda caso, si chiudono con utili ridicoli rispetto ai parametri patrimoniali ed economici, ect. Questa potrebbe essere definita “l’evasione cattiva”, …ovvero “il colesterolo cattivo” quello che porta all’infarto del sistema Paese intasandone le arterie dell’economia.

    Va da se che l’evasione fiscale è uno, se non il principale, indicatore del senso civico di una Nazione. Ma i livelli raggiunti nel nostro sistema sono talmente elevati che possono definirsi endemici allo stesso ed occorrerà molto tempo per “rieducare” la popolazione. Qui sta il problema: l’attuale congiuntura macroeconomica ci consente di avere tempo? Al contrario, se il fine ultimo dello Stato è il maggior livello di benessere per i propri cittadini e data l’attuale impossibilità di una riforma fiscale che consenta un reale abbassamento delle aliquote – così come viene prospettata mi pare non porti nulla se non ad una lenta agonia prima della catastrofe tipo Grecia – non sarebbe opportuna una vera lotta contro il colesterolo cattivo ed una “blanda” terapia verso il colesterolo buono?

  2. riccardo scrive:

    Riflessione interessante e valida.

    Resto però stupito di fronte al fatto che pochi o nessuno tocco i veri problemi di questo paese: le tasse sono troppe e i servizi nulli. Il diritto e la legge inoltre valgono solo per il più forte o il più furbo. L’abuso di potere è all’ordine del giorno.
    Finiamola con l’ipocrisia e cerchiamo di mettere mano ai veri problemi che stanno facendo soffocare e morire il nostro paese!

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