I giovani e il lavoro dipendente [INFOGRAFICA]

Indietro di cinque anni, ai livelli del 2006. La platea dei lavoratori dipendenti in Italia si assottiglia e dopo una discreta crescita fino al 2008, nei due anni successivi c’è stata una pesante inversione di rotta causata dalla
crisi, che ha ristretto la categoria a quota 11,6 milioni. A subire l’emorragia di posti, secondo l’elaborazione del Centro studi Datagiovani sugli ultimi dati Inps, sono gli under 35 che rispetto al 2006 sono diminuiti del 12,6%, passando da 4,6milioni agli attuali quattro.

Se il dato dei dipendenti totali in Italia è pressoché stabile nel periodo 2006-2010, si registra invece una netta flessione dei lavoratori più giovani (che hanno cioè meno di 35 anni). Nei contratti a tempo determinato invece, tra i giovani è la quota di coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni a ridursi, mentre cresce quella dei giovanissimi (fino a 24 anni). Nell’infografica seguente i dati principali del fenomeno.

I giovani e il lavoro dipendente - Infografica

I giovani e il lavoro dipendente - Infografica

Da Il Sole 24 ORE del 18 luglio 2011, pagina 19
Lavoro dipendente: l’Italia arretra di 5 anni

 
Commenti (4) Trackback Permalink | 19.07.2011
Scritto da:
Andrea Gianotti
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4 risposte a I giovani e il lavoro dipendente [INFOGRAFICA]

 
Commenti
 
  1. Maria scrive:

    Sono una donna di 27 anni, laurea, master, diversi stage….stage.

    Lo step che porta al precariato, parte dall’estrema difficoltà di arrivare al contratto a tempo determinato ( sottolineo determinato o a progetto). Lo step di cui parlo è quello degli stage.

    Lo stage non viene riconosciuto come collaborazione formale con un’azienda, lo stage può durare oltre i 12 mesi, lo stage non prevede ferie, lo stage è una condizione lavorativa sottopagata se non non pagata del tutto…a questa condizione subentrano anche vincoli d’età e di sesso.
    Passiamo da uno stage all’altro senza riuscire a “concludere ” anche in senso di strutturazione il nostro percorso.

    Mi chiedo perchè di fronte a questo dato di fatto non si possa regolazzare un sistema ormai distorto che sta alla base del mercato lavoro?

  2. Stefano scrive:

    ci vorrebbe un contratto unico, con meno garanzie dei contratti a tempo indeterminato e piu’ tutele per i precari

  3. Francesco scrive:

    Mi chiamo Francesco e a 28 anni (dopo laurea 3+2 in economia con lode, 2 brevi esperienze lavorative all’estero, un master in marketing e 2 stage di 6 mesi in Italia) sono finalmente riuscito a conquistare il mio primo contratto di lavoro a tempo determinato.

    Ammetto che avevo iniziato a perdere la speranza: pensavo di non riuscire ad uscire dal vortice-stage. E credo che una delle cose più gravi del mercato lavorativo di oggi sia proprio il far perdere la fiducia nel futuro ai giovani. Ci sono tanti lazzaroni in giro ma ci sono anche tantissimi ragazzi pieni di entusiasmo e di voglia di lavorare. Perchè non creare un sistema fiscale che, ad esempio, incentiva le assunzioni nei confronti dei giovani e penalizza quelle aziende che chiudono stabilimenti in Italia per andare a produrre nei Paesi in cui il costo del lavoro è più basso?

  4. LS scrive:

    Dicono che prima della “crisi” i compiti in azienda fossero molto più definiti e precisi, che lo stagista se c’era non era così mal trattato… Sarà vero?
    Purtroppo indietro non si può tornare e non si può scoprire se fosse veramente così. Si spera solo che questo continuo sfruttamento di noi poveri studenti appena usciti da università e master finisca al più presto, che ci sia un’evoluzione e che la smettano di offrirci posti che sulla carta sembrano miniere d’oro d’apprendimento quando invece, a conti fatti, ci si rende conto che non son altro che bufale o forme di sfruttamento assoluto, tanto utili alle aziende solo per fare un pò di bassa manovalanza, non pagare, quanto assolutamente inutili per noi ragazzi così pieni di speranze.
    E noi..per non rimanere a casa, con le mani in mano, in una fase di depressione che si acutizza giorno dopo giorno accettiamo qualsiasi cosa ci venga proposta, però sarebbe corretto che queste aziende si rendessero conto che non va bene sfruttare i nostri sogni e le nostre speranze in questi modi.
    Non farò nomi, racconterò solo di una mia passata esperienza.
    Azienda dei miei sogni e sulla famosa carta sembrava un lavoro favoloso con ampie possibilità di apprendimento e soprattutto il momento buono per mettere in pratica le conoscenze di marketing e analisi dati che avevo appreso. Ah, grasse risate. Mai una volta che ho potuto fare questo. Anzi.. un lavoro che un ragazzo del liceo senza nessun tipo di qualifica poteva fare, giusto le competenze base di excel, e non quelle avanzate, sia mai.. Riluttanza da parte dei supervisori a insegnare qualcosa in più o a dare un minimo di autonomia e autogestione nel procedere. Ok, capisco che se si è alle prime armi, che si possono commettere errori, ma non sono stupida, so leggere e forse capire dopo i dovuti controlli. E poi.. a tutto c’è rimedio, no? Da parte loro poi una paura folle che una giovane ragazze potesse schiacciarle tutte, far vedere che si poteva fare molto di più e in minor tempo, paura di avere una persona troppo libertina che non volesse piegarsi al sistema del tappeto rosso al passaggio del capo.
    Cosa ho fatto allora? Felice per abbandonare quel posto malefico e anche un po’ preoccupata mi sono rimboccata le maniche, cv a destra e manca e tanta tanta pazienza.

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