Le migliori università italiane

Come ogni anno Il Sole 24 ORE pubblica la classifica dei migliori atenei italiani, attribuendo un punteggio a seconda di differenti fattori: Talenti (matricole con 100/100), Attrattività (studenti fuori regione), Dispersione (mancate iscrizioni al secondo anno), Inattività (iscritti senza crediti nell’anno), Tempi (laureati in corso), Affollamento (docenti per studente), Occupati (laureati occupati nei 3 anni successivi), Ricerca (fondi), Fondi Esterni (quota da terzi), Ricerca personale (docenti che hanno partecipato con successo a bandi Prin). Infine, in una seconda tabella, sono state riportate le rette medie pagate per studente.

L'università in Italia

L'università in Italia

UPDATE: se sei interessato al tema, guarda anche “Dove sono gli studenti universitari eccellenti?

Sulla base dei fattori citati è stata stilata una graduatoria complessiva che vede primeggiare, per le università pubbliche, il Politecnico di Torino, mentre per quelle private il San Raffaele di Milano.

Ma come sono distribuiti territorialmente i punteggi? Dalla mappa generata si evince che al nord vi sono le università che hanno ottenuto i migliori risultati. Nella seconda vista invece, quella delle rette, si mostra come non vi sia una grande differenza tra le regioni, se non come gli atenei del sud siano mediamente un po’ meno cari per le tasche delle famiglie degli studenti di quelli al settentrione.

Dati e classifica de Il Sole 24 ORE sulle Università in Italia

 
Commenti (17) Trackback Permalink | 18.07.2011
Scritto da:
Andrea Gianotti

17 risposte a Le migliori università italiane

 
Commenti
 
  1. simo scrive:

    impressionante… come viene calcolato il punteggio?

  2. Andrea Gianotti scrive:

    Vengono stilate classifiche per ogni settore e attribuiti punti da 100 in giù. Se il dato non è disponibile, nei rari casi, viene comunque attribuito 50. Sul Sole 24 ORE del giorno di pubblicazione sono comunque disponibili tutte le classifiche “di tappa”. Per chi fosse interessato ad accedere alla copia digitale del rapporto, può chiedermela via mail (opendatablog@ilsole24ore.com) e la invieremo gratuitamente (basta promettere di convidere il post su twitter / facebook :) .

  3. Dario scrive:

    Interessanti indicazioni, anche se limitare la valutazione della ricerca ai PRIN secondo me falsa i risultati. I PRIN sono progetti italiani poco finanziati ed il fatto di averne vinto uno non significa fare buona ricerca. Dovrebbero essere valutati i risultati in termini di articoli scientifici pubblicati a livello internazionale.

  4. andcapi scrive:

    Che fine hanno fatto Roma Tor Vergata e Catania?

  5. Andrea Gianotti scrive:

    Ciao, hai ragione, nell’infografica sono “saltate” per un errore. I punteggi, comunque, li trovi nel primo foglio del file excel allegato!

  6. giuseppe scrive:

    il file allegato non è leggibile

  7. Carla scrive:

    Il file excel allegato è illeggibile

  8. emanuele scrive:

    l’università della calabria è posizionata erroneamente nei pressi di Catanzaro, mentre la sua posizione dovrebbe essere nei pressi di Cosenza visto che il suo indirizzi risulta essere: Via Pietro Bucci, 87036 Rende Cosenza

    • Andrea Gianotti scrive:

      Sì, hai ragione. Non avendo un database degli indirizzi ho cercato solo la città o la regione di riferimento che si intuiva dal nome (nel qual caso solo “Calabria”) e associato le coordinate di Google in automatico: nel qual caso mi ha dato quella latitudine/longitudine che dunque non rappresenta la vera sede principale dell’Università.

  9. Francesco scrive:

    Perché inserire il numero di fuori-sede fuori regione fra gli indicatori di qualità? Non pensate che università site logisticamente in zone più scomode e meno attrattive per definizione ne siano svantaggiate (per colpe non loro)?
    Ancora: il dato “Occupati” non dà ancora ulteriore vantaggio alle università del Nord sebbene non siano certamente esse a determinare l’economia, ovviamente più ricca, delle zone in cui si trovano?
    Trovo questi due indicatori ingiusti e francamente penalizzanti nei confronti delle università del Sud. E poi, per la mia esperienza, definire la qualità di un ateneo intero è troppo vago: nella stessa università vi può essere una facoltà d’eccellenza ed una facoltà messa male, magari appena nata o mal gestita.

  10. Andrea Gianotti scrive:

    Ciao Francesco, posto che non ho generato io gli indicatori, provo comunque a rispondere nel merito:
    1. sui fuori sede non sono d’accordo con te: l’attrattività di una università è un fattore importante di valutazione. ho la presunzione di pensare che gli studenti scelgono il loro futuro badando più alla qualità percepita dell’insegnamento accademico (e dalle prospettive lavorative, professionali o occupazionali al termine degli studi) che dal numero di discoteche della zona.
    2. potrebbe esserci una distorsione dovuta alla scarsa attitudine alla mobilità delle persone. ma non è affatto detto che chi si laurea a roma debba lavorare a roma, chi a milano debba farlo a milano e chi a napoli debba rimanere a napoli. le eccellenze possono essere “spese”, in mercato globale, ovunque, anche all’estero. Certamente, il “brand” dell’università, la sua reputazione conta e anche molto.
    3. sulla tua osservazione dell’unità minima sono invece d’accordo. purtroppo analizzare le singole facoltà in dettaglio e magari i singoli corsi di laurea non è possibile, e spesso non vi sono dati così disaggregati. In tal caso le università più “verticali”, come i politecnici, sono avvantaggiate rispetto a quelle più generaliste.

  11. Francesco scrive:

    Io invece sostengo che l’attrattività di una zona geografica non è solo un indice di qualità ma di “comodità” logistica, o d’esigenza. Sono molti gli studenti del Sud, da decenni più inclini alla mobilità, ad abbandonare le loro città d’origine pur in presenza di facoltà d’eccellenza, per “fare un’esperienza” fuori casa. E’ peraltro evidente come logisticamente il Sud sia collegato malissimo al suo interno: per chi viene dal Sud è più facile andare al Nord che raggiungere un’altra zona del Meridione. In tutto ciò, sono pochissimi quelli del Nord che sarebbero disposti ad andare al Sud, sebbene in una facoltà d’eccellenza o, addirittura, per lavorare. Purtroppo, nella logica della mobilità, subentrano troppe altre considerazioni che non danno merito alle università ma ad altre cose. D’altra parte in base a cosa un ragazzo 19enne riuscirebbe a percepire, prima di iscriversi, la qualità dell’insegnamento universitario?
    Sulla mia ultima osservazione, mi duole comunicarti che una valutazione su ogni singola facoltà è già effettuata dal CENSIS. Credo sia possibile, anzi, necessaria considerarla.

  12. Giuseppe Bettoni scrive:

    per cortesia potreste cominciare col correggere quell’orribile errore che è “attrattività”? non esiste! esiste solo “attrattiva”.
    Auguri di buon lavoro

    (avete dalla vostra il fatto che avrete fatto sicuramente una delle pessime università italiane, quindi siete scusati)

  13. Andrea Gianotti scrive:

    Buongiorno Giuseppe, “attrattività” non è una parola del vocabolario italiano; tuttavia è un neologismo di grande utilizzo. Lo lasciamo così nel testo ma grazie comunque per la segnalazione!

  14. Emanuele scrive:

    E’ possibile vedere nel dettaglio il calcolo del punteggio e quali sono stati i vari indicatori considerati (e con che pesi)?
    Con tutto il rispetto, nel momento in cui faccio colloqui di lavoro agli studenti, ho notato che la qualità’ dei laureati a Pisa non e’ assolutamente inferiore (eufemismo) a quella dei laureati a Viterbo o Ancona… Mi pare anzi che gli studenti laureati al Sant’Anna ed alla Scuola Normale Superiore di Pisa sono probabilmente tra i migliori in Italia.

  15. Andrea Gianotti scrive:

    Buongiorno Emanuele,
    sono disponibili i dati pubblicati, se mi scrivi alla casella che trovi citata sopra te li invio. Lì trovi anche indicazione delle fonti. una cosa però tengo a precisare: la qualità delle università non è la qualità dei laureati, senza stare a giudicare sul caso specifico (anche io conosco ottimi laureati a Pisa, così come presumo vi siano altrettanto ottimi laureati a Viterbo o Ancora); questo è opinabile, certamente, ma è un ragionamento che a me convince molto.
    Un esempio: un ateneo che laurea studenti che non trovano poi sbocchi professionali probabilmente non è che ha avuto pessimi studenti: magari ha semplicemente pianificato male la propria offerta formativa, e quindi merita un punteggio più basso.
    Sui parametri presi ad esempio poi, si può essere più o meno d’accordo, e lo capisco: penso alla dispersione: vuol dire che le università fanno una maggiore selezione (cosa in teoria positiva per la qualità) oppure che non riescono ad accompagnare gli studenti nel proprio percorso accademico (e quindi negativa)?

  16. universitario scrive:

    trovo semplicemente pazzesco che università del tutto fumose come quella di Urbino abbiano pallini così grandi, mentre quella di Foggia abbia un pallino quasi invisibile. Queste classifiche sono del tutto falsate, del resto lo dimostra il fatto che la bocconi abbia un disco così grosso, e che addirittura la luiss di Roma abiba un disco enorme, quando lo sanno anche i muri che se si vuole imparare qualcosa di economia, va evitata come la peste bubbonica.

Scrivi un commento

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>