Dove si lavora di più si guadagna di meno. E in Italia?

L’Ocse ha reso disponibili interessanti dati sull’occupazione e sul mercato del lavoro.

Ore lavorate e stipendi - Ocse

Ore lavorate e stipendi - Ocse

Tra le tante tabelle pubblicate ho voluto incrociare oggi due indicatori: il numero delle ore lavorate annue per ciascun lavoratore (inclusi anche autonomi e imprenditori, oltre che dipendenti) e lo stipendio annuo. Per le specifiche sulla corretta lettura e interpretazione del significato del dato e di ciò che è incluso nell’indicatore e come si calcola, al di là della sintesi che ne ho fatto io, si rimanda all’esaustiva spiegazione nel rapporto stesso.

Le tre infografiche interattive odierne puntano a mostrare alcuni aspetti del fenomeno: nella prima vi è una correlazione, riferita all’anno 2010, tra il numero di ore lavorate (scala invertita) e lo stipendio medio percepito (a parità di potere d’acquisto); nella seconda un focus europeo sui salari medi nominali riferiti al 2010 (mostrati in grafica con “soglia” di 30.000 euro); ed infine nella terza l’andamento nel tempo (dal 1979) del numero di ore lavorate annue per persona, con trend temporale.

Ebbene, la distribuzione dei Paesi Ocse per quanto riguarda il primo grafico, rispetto alla media non ponderata, mostra come la maggior parte di essi si collochino o in alto a destra (cioé salari più alti e meno ore lavorate) oppure in basso a sinistra (cioé salari più bassi e più ore lavorate). Sono pochi i Paesi che appartengono ai restanti quadranti.

L’Italia si colloca tra le nazioni che mostrano … salari più bassi e un numero maggiore di ore lavorate, anche se più vicino alla media rispetto ad altri Paesi.

Stipendi e ore lavorate nei Paesi OCSE dal 1979 al 2010

 
Commenti (2) Trackback Permalink | 15.09.2011
Scritto da:
Andrea Gianotti
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2 risposte a Dove si lavora di più si guadagna di meno. E in Italia?

 
Commenti
 
  1. Martino A. Sabia scrive:

    Molto interessante e, secondo me, fotografa perfettamente la situazione europea, o almeno quella dei Paesi continentali.

    Da un punto di vista più ampio, invece, ritengo però che l’indicatore al numeratore (il PPP) forse è un po’ fallace specialmente per nazioni con una forte disuguaglianza retributiva (come USA e UK) o Paesi il cui PIL dipende fortemente dalle materie prime (Norvegia e Olanda per esempio).

    Forse normalizzando il PPP con il coefficiente GINI potrebbe essere più indicativo e fotograferebbe meglio a livello globale il dato (secondo me per esempio gli statunitensi hanno un reddito medio molto inferiore).

    Credo però che fotografa perfettamente la situazione italiana. Illuminante.

    • Andrea Gianotti scrive:

      Grazie mille Martino del prezioso suggerimento: ti va di lavorare un po’ con i dati? Saremo felici di ospitare le tue elaborazioni.

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