Lo scorso aprile, in occasione dell’International Journalism Festival di Perugia, è stata celebrata una forma di giornalismo già radicata nel mondo anglosassone ma ancora in erba nel nostro Paese.
A dirla tutta si tratta di un tipo di giornalismo che ha qualcosa di vecchio e qualcosa di nuovo. Vecchia è la narrazione che il giornalista intesse ad arte per i suoi lettori. Nuove sono le fonti a partire dalle quali trae origine la notizia: set di dati aperti rilasciati da pubbliche amministrazioni, associazioni, enti di ricerca, imprese.
Si chiama Data Journalism e rende tutti più consapevoli. Voglio esagerare, migliora il mondo. Perché aiuta gli attori sociali a comprendere fenomeni socioeconomici fondamentali nel processo decisionale in cui essi sono coinvolti quotidianamente. Processi decisionali che plasmano la realtà in cui viviamo.
Ora, “Data giornalisti” e chiunque conosca da vicino questo modo di fare informazione, sono chiamati a dirci qualcosa di più sul loro mestiere, sul loro universo. Affinché questa nuova pratica si diffonda ulteriormente in Italia, chi vorrà potrà rispondere a qualche semplice domanda sul Data Journalism (di cosa si tratta, come si procede, quali sono le fonti e le applicazioni con cui si lavora), mediante una piattaforma in licenza creative commons:


Bellissimo articolo! Proprio In questo periodo stiamo elaborando una piattaforma che aiuti i giornalisti a individuare in fretta i dati open data presenti in rete e raccoglierli, per elaborargli dal punto di vista dell’informazione, in un repository personale oppure di redazione. Se riusciamo a trasformare il Data Jorunalism in Linked Data Journalism allora l’informazione diventa veramente fruibile ad un vastissimo pubblico digitale.