Energie rinnovabili, nuova fase degli incentivi: stop al fotovoltaico

In un quadro di confusione sulle energie rinnovabili a rischiare di finire nell’angolo è proprio il settore agricolo, quello cioè al quale è affidato un ruolo chiave nello sviluppo delle agroenergie.

Gli incentivi in vigore hanno avuto un forte appeal richiamando investimenti provenienti anche da settori diversi da quello agricolo che hanno portato enormi benefici, soprattutto al comparto dell’energia fotovoltaica, ma parallelamente si sono generate distorsioni che vanno frenate: secondo Aiel-Cia, la spesa legata agli impegni assunti con il settore del fotovoltaico oscilla fra i 6 e i 7 miliardi di euro e risulta superiore ai 5 richiesti invece da tutte le altre fonti di energia rinnovabile.

Un impianto italiano per la produzione di biofuel

Un impianto italiano per la produzione di biofuel

Su un punto tutti si sono trovati d’accordo: bisogna mettere un freno alle distorsioni degli ultimi anni. Anche per questo, con il recente decreto sulle liberalizzazioni, è stato imposto uno stop agli aiuti destinati agli impianti per l’energia fotovoltaica realizzati su suoli agricoli.
Dopo una prima fase in cui gli incentivi hanno dato un’importante scossa all’intero sistema delle energie rinnovabili, ora è il momento di consolidare gli investimenti fatti e definire linee di sviluppo dettagliate. Ma sulle modalità da seguire per riempire di contenuti questa seconda fase regna invece la confusione e le posizioni sono ancora molto distanti.
Tali contributi in passato avevano innescato rialzi sulle quotazioni dei terreni rilanciando concorrenza e un’alternativa all’attività agricola. Secondo Aiel-Cia “bisogna cogliere al volo le possibilità legate alla messa a punto del nuovo sistema di incentivi per riportare la bara al centro, vale a dire rinforzare l’integrazione fra agricoltura e produzione di energia, fra attività food e quelle no food”.
Bisogna evitare quindi che attività primaria e agroenergie vengano viste come alternative e invece è necessario puntare all’integrazione. È il caso del biogas, l’altro importante segmento delle energie rinnovabili con un potenziale forte legame con l’attività agricola. Un settore in grande espansione: fra il 2010 e il 2011 gli impianti in Italia sono quasi raddoppiati, passando da 273 a 521.
A differenza del fotovoltaico, che una volta messi in funzioni i pannelli richiedono scarsa manutenzione, gli impianti di biogas invece generano anche una significativa domanda occupazionale che investe imprese edili (spesso si occupano della gestione dei digestori anaerobici), i tecnici (che effettuano l’assistenza biologica) e varie altre figure professionali.
Un aspetto che in una fase di crisi come l’attuale non è da sottovalutare.

Gli impianti biogas agro-zootecnici

Gli impianti biogas agro-zootecnici

Da Fieragricola de Il Sole 24 Ore di giovedì 26 gennaio pag. 20
Agroenergie a caccia di solidità

Scritto da:
Marianna Tramontano
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