Quando per la prima volta il legislatore pose l’obiettivo di riformare le professioni, era l’inizio degli anni 80, negli studi si lavorava con la macchina da scrivere e la carta copiativa. Da allora giovani e donne hanno fatto crescere gli iscritti agli Albi ma guadagnano poco e non hanno incentivi.
Quando nel 1997 l’Antitrust portò a termine la prima indagine sulle professioni – con l’assimilazione che fece tremare i vertici degli Ordini tra professionisti e imprese – c’era il computer in molti studi. Dire che sono passati oltre 20 anni non dà l’idea del cambiamento.
Scenario
Un cambiamento non solo dal punto di vista degli strumenti: dal 1996 i professionisti che esercitano e che quindi sono iscritti a una cassa di previdenza sono più che raddoppiati raggiungendo, secondo i dati dell’Associazione degli enti previdenziali, 1,5 milioni.
Gli appartenenti agli Albi superano i 2 milioni. Gli elenchi hanno accolto decine di migliaia di giovani. Gran parte delle nuove leve è donna. Tuttavia questa rivoluzione è ancora poco compresa.
La rivoluzione di giovani e donne non ha avuto ancora espressione legislativa: il mercato ha assorbito gli ingressi, le nuove leve si sono inventate servizi cercando di interpretare le esigenze di imprese e clienti, hanno valorizzato le nicchie delle specializzazioni.
Tutto questo, con la cornice legislativa rimasta invariata, senza incentivi stabili per forme di aggregazione, societaria o meno, o per investimenti in beni strumentali.
Forme di aiuto sono previste dalle Casse, nella forma di contributi ridotti per chi inizia l’attività. Insomma, interventi tutto sommato limitati per valorizzare i giovani e le competenze professionali.
Da Il Sole 24 Ore di mercoledì 11 gennaio 2012 pag.13
Riforma senza pregiudizi
Dal 13 agosto salteranno le vecchie disposizioni



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