Il ministro Profumo ha intenzione di aprire le porte dell’Università italiana al mondo e ha in serbo un piano in cinque mosse per farlo con l’obiettivo di aumentare il numero di studenti stranieri nei nostri atenei.
I risultati poco brillanti finora ottenuti (solo 106 corsi in inglese attivati e una burocrazia difficile da gestire anche per gli stessi italiani) hanno sicuramente aiutato a disegnare il panorama accademico attuale: Anche il Giappone, non certo “comodo” dal punto di vista geografico e linguistico, fa meglio di noi.
Noi e gli altri
L’ultima edizione del “L’Università in cifre” curata dal Miur mostra un dato riguardante gli studenti stranieri presenti nei nostri atenei (3% del totale) ben lontano dalla media Ocse (8,5%) e dalle esperienze di punta del Regno Unito (19,9%) e dalla Germania (10,9). Quando poi si guarda dietro i numero la situazione si complica: quasi assenti rappresentati dei paesi più sviluppati ma forte la presenza della Romania (47,6%) e il 23,6% del totale si divide tra Albania, Moldavia e Ucraina.
Il piano di Profumo
Parte dall’analisi di questo panorama il piano in 5 mosse lanciato dal ministero, che si articola in diversi livelli e il primo tra tutti è il livello organizzativo: per attrarre studenti stranieri è necessario rendere percorribile la scelta spostando le selezioni nei luoghi e nei tempi più adatti ad intercettare la domanda. Forte spinta ai visiting professor e alle altre forme di collaborazione con i docenti di altri Paesi e, dal 2014, lauree magistrali e dottorati attivati solo in inglese, abbandonando del tutto l’italiano.
Da Il Sole 24 Ore di lunedì 20 Febbraio pag.10
Università: il piano del ministro Profumo


