App: piccole Silicon Valley italiane

Lontani da San Francisco, dalla Sardegna alla Puglia, dalla Basilicata a Roma fino a Milano, la app economy in Italia vale ancora poco ma sta crescendo a ritmi impressionanti: nel 2011 si parla di un fatturato di 60 milioni di euro, un giro d’affari che potrebbe salire fino a 100 milioni già quest’anno.

La parola chiave: app

Abbreviazione di “applicazione”. Nel mondo della telefonia mobile le app sono i programmi, più in generale i contenuti, che si scaricano sul proprio cellulare dai diversi supermercati virtuali presenti sul mercato. Tra i più famosi ci sono l’App Store della Apple, un sistema di successo ma riservato solo a chi possiede un prodotto targato Cupertino, oppure il Marketplace di Google, invece più aperto.

Il mercato delle App in percentuale

Il mercato delle App in percentuale

Il mercato delle App in percentuale

I distretti digitali italiani

In Sardegna esiste da anni un humus digitale, creato da Tiscali negli anni Novanta. A una ventina di minuti da Cagliari, a Pula, ci sono gli uffici di Xorovo, azienda fondata da Salvatore Carta, classe 1971, docente di sistemi operativi che “costruisce” app e fattura già mezzo milione di euro. Tra i prodotti di maggior successo di Xorovo c’è Virtual Interior Design, una app per arredare la propria casa con mobili virtuali partendo dalle fotografie del proprio appartamento. Ma a Cagliari c’è anche l’incubatore di Mario Mariani, ex amministratore delegato di Tiscali, che spiega come il ruolo della sua società sia un po’ quello di “nursery delle start up”. E tra Verona, la Sardegna e la Silicon Valley è nata Paperlit, dall’idea di Gionata Mettifogo, grazie anche allo “zampino” finanziario dello stesso Mariani. Da startup Paperlit è diventata una delle aziende leader che sta portando su formato digitale per iPad quotidiani e periodici, a partire da testate come il New York Magazine.
Milano capitale nel venture capital (non solo) sulle app, sebbene il mercato sia ancora molto piccolo. Tra i fondi e gli incubatori più importanti ci sono 360 Capital Partners di Fausto Boni, Digital Magics di Enrico Gasperini, Dpixel di Gianluca Dettori. E sempre di Milano, anzi di Bucciasco, è Gianluca Falasca, ex dirigente di Accenture convertitosi alle app. È lui l’autore di What’s on Air, un programmino che passa al setaccio, in tempo reale, tutte le radio digitali del mondo alla ricerca dell’autore che si vuole ascoltare. Alessandro Bruzzi, 25enne di Piacenza ha creato invece Yoodeal, una sorta di Groupon italiano, in realtà un aggregatore di sconti.
A Roma Alessandro Furlan ha messo in piedi Rome Mvr, che consente di visualizzare lo stato dei principali siti archeologici tramite la “realtà aumentata”. Funziona così: si punta l’iPhone su uno scavo e si vede la la ricostruzione storica in 3D grazie alla modalità “salto nel tempo”.
Ancora più a Sud, a Matera, è stata ideata una delle app di maggior successo dell’ultimo periodo: è Apps Gratis di Daniele Leone che tiene sott’occhio le variazione dei prezzi delle app selezionando quelle che diventano gratuite.
E ci sono anche le app “sociali”, come quella di Alberto Muritano di Reggio Calabria: si chiama ePart Mobile e dà la possibilità di segnalare problemi e disservizi sul territorio.

Da Imprese & territori de Il Sole 24 Ore pag. 48

La fabbrica italiana delle “app”

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Scritto da:
Marianna Tramontano
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