Nel lavoro le donne hanno maggiori difficoltà nell’accesso, minore continuità e ridotte possibilità di fare carriera, pur patendo da un livello di istruzione superiore. Una frattura ben evidente anche in busta paga.
È del 20% il gap salariale rispetto agli uomini: ogni mese le lavoratrici italiane ricevono in media 1.104 euro netti, contro i 1.379 riconosciuti ai colleghi maschi.
E il titolo di studio non aiuta ad abbassare il divario: nonostante gran parte delle occupate (73,4% contro il 59,9% degli uomini) sia diplomata o laureata, secondo un’elaborazione del Centro Studi Sintesi per Il Sole 24 Ore, i guadagni netti delle graduate sono più bassi di quasi il 22% rispetto ai colleghi con pari titolo di studio, dislivello che scende al 21,2% per le diplomate.
Le differenze
- la posizione professionale: le dipendenti non riescono a raggiungere posizioni di potere, sono più precarie e lavorano più degli uomini a tempo pieno. Tra gli operai il gender pay gap è del 32%, tra gli impiegati del 19%, tra i quadri del 16%. Ai vertici dirigenziali la distanza si assottiglia a poco più del 4%, ma è marginale la quota di occupate (appena l’1,3%) che arriva a ricoprire ruoli di comando.
- sul territorio: al Nord salari maggiori rispetto a quelli del Sud: le diversità tra i generi si fanno più evidenti al Nord anche perchè nel Meridione è molto alta la quota di disoccupate (15,4% contro una media del 9%) e soprattutto di inattive (64% rispetto a una media del 49,4%).
- l’inquadramento contrattuale: le donne lavorano di più con formule contrattuali atipiche (14,6% rispetto al 10,3%) e part-time (20,3% contro il 2,3% degli uomini).
Da Il Sole 24 Ore di lunedì 30 Gennaio pag. 8
Alle donne salari più bassi del 20%


