Il vino è il più grande settore del comparto agroindustriale italiano che, con un’imprenditorialità diffusa (160mila aziende e un milione di etichette), esprime un modello a cavallo tra industria e artigianato che il mondo ci invidia. Dove viene esportato il vino Made in Italy e quali sono state le scelte di marketing? L’Osservatorio Gea-Fondazione Edison ha analizzato i risultati di 22 delle 29 principali aziende vinicole italiane.
Dove piace di più il vino made in Italy
Nei primi 11 mesi del 2011 i principali mercati del vino italiano si sono confermati gli Stati Uniti, la Germania e la Gran Bretagna. Crescono a due cifre anche le esportazioni tendenziali verso Giappone, Francia, Paesi Bassi e Svezia. Per gli spumanti, comparto in cui vi sono stati ottimi incrementi in valore, nel periodo gennaio-novembre 2011, i maggiori mercati per l’Italia sono stati la Germania, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Russia (con americani e russi che sembrano apprezzare in modo particolare le nostre bollicine).
Le strategie di marketing
Le aziende che sono risultate essere più redditizie nell’analisi condotta dall’Osservatorio Geo-Fondazione Edison, ovvero Masi (Ebit 24%), Santa Margherita (22%) e Frascobaldi (15%), non sono le più grandi del campione (collocandosi nella fascia di fatturato tra 60 e 80 milioni).
Sono aziende che hanno fatto delle scelte selettive riuscendo a posizionare i propri vini nelle carte dei migliori ristoranti di fascia media e alta nel mondo: sono riuscite a dire no a clienti non coerenti con la strategia, oppure hanno saputo rinunciare a fatturati sul canale moderno troppo promozionato a vantaggio di una ristorazione di buon livello che potesse accreditare l’etichetta, o che hanno perfino rinunciato a fatturati in Paesi disponibili solo a trattare grandi volumi a prezzi modesti.
Costi di comunicazione e marketing
A giudicare dai dati di bilancio chi guadagna di più spende in comunicazione tra il 4% ed il 6% del fatturato. Un po’ più della metà di quanto spende, per un raffronto, un gigante come Heineken. Ma esistono attività di marketing molto meno visibili rappresentate dalle promozioni all’assaggio e che sono spesso una chiave di volta nello sviluppo di una particolare categoria. Importanti catene americane di ristorazione di qualità offrono gratuitamente il 30% del totale del vino acquistato. Poi però vendono il calice di prosecco a 8 dollari riuscendo a creare dal nulla il mercato del moscato in un anno.
Da Imprese&territorio de Il Sole 24 Ore di martedì 3 Marzo pag.3
Industria alimentare- Beverage: la scelta di qualità fa vincere il vino



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