Rara la formazione permanente

Un quadro desolante per la formazione permanente in Italia rivelato dall’ultimo rapporto sul tema del centro socioeconomici Pragma. Sicilia ultima al Sud ma a fare peggio sono Valle d’Aosta e Marche.

L’Italia risulta lontana dagli standard europei per quanto riguarda la formazione permanente. Il Sud si allontana anche dallo standard italiano. L’istruzione scolastica, secondo la “Strategia europea per l’occupazione” elaborata da Bruxelles nel novembre del 1997, rappresenta soltanto una parte fondamentale di un più esteso ed eterogeneo processo di formazione individuale noto con il termine di life-long learning, vale a dire l’insieme di tutte quelle attività di apprendimento, con carattere di continuità, finalizzate a migliorare conoscenza, qualifiche ed competenze. Pragma ha censito il livello della formazione permanente in Italia per l’anno 2010.

Formazione permanente in Italia

Formazione permanente in Italia

Uno squilibrio territoriale

Al Sud (Abruzzo e Molise compresi) partecipa ad attività di formazione il 5,6% della popolazione adulta (ossia i 25 e 64 enni), performance che nelle Isole scende al 5,3 per cento. Il dato italiano è di 6,2 punti percentuali, contro gli addirittura il 9,1% di quello europeo.
Proprio Sud e Isole contribuiscono in maniera determinante ad abbassare la performance italiana, se consideriamo che, tra le diverse macro aree, il Centro è primo (6,9%), seguito da Nordest (6,7%) e Nordovest (6,2%).

Noi e gli altri

Impietoso, in ogni caso, il confronto con i Paesi del Nord Europa, dove la cultura della formazione permanente è un dato acquisito da lungo tempo: in Danimarcaprima della classe nell’Ue a 27 – addirittura il 32,8% degli adulti si tiene aggiornato, in Svezia il 24,5%, in Finlandia il 23% e nel Regno Unito il 19,4 per cento. Magra consolazione: undici Stati continentali stanno dietro l’Italia e tra questi la coltissima Francia (5%). A influenzare il livello di partecipazione degli europei ad attività di formazione permanente è, secondo Pragma, il loro status occupazionale: nell’Ue a 27 la percentuale di 25-64enni occupati coinvolta in corsi di formazione permanente è, infatti, pari al 9,8%, contro il 9,2% dei disoccupati.

Dietro i numeri

In Italia occupati e disoccupati partecipano in egual misura ad attività di formazione permanente (6,2%). La partecipazione degli occupati ad attività di formazione permanente varia notevolmente in relazione al settore economico di riferimento. Nel caso specifico del Bel Paese, in poco più della metà dei settori economici, le attività di formazione permanente coinvolgono una percentuale di occupati pari o inferiore al dato medio nazionale (6,2%). I più penalizzati sono gli occupati dell’agricoltura (1,6%), delle costruzioni (2,2%) e del manifatturiero (3,5%). Guarda caso settori trainanti per l’economia del Mezzogiorno.

Da Il Sole 24 Ore Sud di mercoledì 8 Febbraio pag. 18
Professioni e lavoro: rara la formazione permanente

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Commento (1) Trackback Permalink | 1.03.2012
Scritto da:
Marianna Tramontano
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