Per la Sicilia due anni in calo. È il dato più recente fornito dall’Osservatorio della Fondazione Res: il 2012 sarà caratterizzato da una flessione del 2,2% del Pil, seguita da un -0,5% nel 2013. Una profonda recessione e una debolezza strutturale che riguarda sia il fronte pubblico che il fronte privato.
Passando in rassegna i dati elaborati dagli studiosi della Fondazione Res, Istituto di Ricerca su Economia e Società in Sicilia, il quadro che ne deriva è drammatico. Una caduta libera degli investimenti in macchinari e attrezzature da parte delle aziende, tassi di disoccupazione elevati, diminuzione del numero delle imprese:
Pianeta lavoro
Cinquantamila posti di lavoro persi nell’ultimo triennio e migliaia di imprese costrette a chiudere. Questa è la situazione in Sicilia secondo i numeri elaborati dai sindacati sulla base del rapporto Istat 2011:550mila disoccupati, con un tasso di disoccupazione reale del 28,5%. Secondo le stime delle forze sociali, un giovane su due non trova un impiego e un laureato su tre è tagliato fuori dal mercato del lavoro. I cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training) a quota 35mila. Mentre quelli scoraggiati, chi il lavoro non ce l’ha e non lo cerca più, quota 250mila.
Oltre i numeri
Il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, lo ha detto e ripetuto più volte: ” serve una maggiore consapevolezza della drammaticità della situazione. Il vecchio sistema della spesa pubblica non è più sostenibile: le risorse si sono contratte e si contrarranno sempre di più nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Siamo in una situazione di mezzo: c’è un pezzo di Sicilia che pensa di perpetuare un sistema decotto e un altro che ha capito e pensa a crescere e internazionalizzarsi e vede nella dimensione parassitaria un fortissimo vincolo alla sua capacità competitiva”.
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Dal Rapporto Sicilia di mercoledì 14 Marzo pag. 2-3-10
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