L’Italia che scommette: nel 2011 spesi 80 miliardi di euro

100mila addetti nell’intera filiera, un giro di affari che restituisce agli attori della filiera 9 miliardi, nell’ultimo anno sono stati spesi dagli italiani 80 miliardi in quella che è diventata una vera e propria industria, quella del gioco. Numeri da capogiro per un mercato che si cerca di frenare per due spine nel fianco: illegalità e dipendenze.

Negli anni della crisi il settore del gioco ha avuto certamente un effetto anticiclico, sia dal punto di vista dell’occupazione che nella creazione di valore aggiunto.
Si può affermare che la domanda del gioco dà luogo a molteplici e qualificate attività produttive: sistemi di rete e informatici, management di organizzazioni complesse, marketing, design e invenzione di nuovi prodotti, costruzione di macchine elettroniche, fino alla rete distributiva e la gestione di spazi dedicati.
Il fenomeno è ampiamente accettato se si considera che il numero di giocatori in Italia è fra i 20 e 30 milioni:

L'Italia che scommette

L'Italia che scommette

La geografia del gioco

Le province dove si gioca di più sono quelle dellItalia felix, da Pavia a Bergamo, Lodi, Cremona, Ascoli, Pescara, oltre alle grandi aree metropolitane.
Sempre ai primi posti si collocano province “di confine” come Verbania, Como, Sondrio, o chiaramente turistiche come Rimini, che probabilmente attraggono anche i turisti e giocatori stranieri.

Dal Il Sole 24 Ore di martedì 10 aprile
Rapporto Industria del gioco

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Scritto da:
Marianna Tramontano
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