In economia reale l’Italia batte la sua fama

Nel quadro della crisi l’Italia non è l’unico Paese ad avere problemi strutturali e un elevato debito pubblico. Eppure sui mercati, a livello di analisti e agenzie di rating, sono ben noti i pregiudizi e i luoghi comuni a differenza degli indicatori che invece ci promuovono.

La crisi ha fatto esplodere i debiti statali in molte altre economie, che per di più, non hanno alle spalle la nostra ricchezza privata e una manifattura all’altezza di quella italiana. Per non parlare delle banche, essendo quelle italiane più solide anche di quelle tedesche. Per troppo tempo le istituzioni e le agenzie di rating hanno giudicato i Paesi in base a due parametri, ormai largamente insufficienti: la crescita del Pil e il rapporto debito pubblico/ Pil. In base a questi parametri le migliori economie avanzate sono state per anni Irlanda, Spagna e anche la Grecia non sfigurava, mentre solo la Germania e l’Italia si trovavano in fondo alla classifica.

L’infografica mostra gli indicatori che promuovono l’Italia nel confronto con i principali Paesi:

Gli indicatori che promuovono l'Italia

Gli indicatori che promuovono l'Italia

L’analisi degli indicatori del debito pubblico

Rispetto al 1995 nel 2013 il debito pubblico italiano in percentuale del Pil appare immutato mentre sono cresciuti molto quelli della maggior parte degli altri Paesi.
Nel 2013 il debito pubblico della Gran Bretagna sarà. secondo la Commissione Europea, pari al 95% del Pil, mentre il debito pubblico statunitense, secondo il Fmi, salirà al 110%. Valori doppi rispetto a quello di 10 anni e ormai non più molto distanti da quello dell’Italia, dove però il debito delle famiglie in percentuale del Pil è la metà di quello dei Paesi anglosassoni. Non avendo i giudizi a orologeria delle agenzie di rating, questi Paesi pagano interessi ben più bassi dell’Italia.

L’analisi degli indicatori dell’industria

L’Italia soffre di un’immagine sbagliata di un’industria che perde competitività e quote di mercato. In realtà solo la Germania di fronte all’ascesa di Pechino non ha preso quote di mercato, grazie al successo delle auto di lusso. L’industria manifatturiera italiana, nonostante un sistema Paese che non ne facilita la crescita, rimane la seconda in Europa dopo quella tedesca per addetti e valore aggiunto. Inoltre, la bilancia manifatturiera italiana con l’estero è una delle sole cinque in attivo a livello di Paesi del G-20.

Da Il Sole 24 Ore di Sabato 14 Luglio 2012
Italia più solida e competitiva della sua fama

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Commento (1) Trackback Permalink | 18.07.2012
Scritto da:
Marianna Tramontano
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