Lunedì 23 luglio è stata una giornata di tensione sui mercati e ad essere presi di mira sono stati solo i paesi più deboli: Italia, Spagna e Grecia. Ma la crisi del debito toccherà inevitabilmente anche altri Paesi perché non si può rimanere immune da un crollo di Spagna e Italia, vale anche per un Paese come la Germania.
La parola chiave: Spread
Lo spread è la differenza tra due tassi d’interesse: per esempio tra i BTp decennali italiani e i Bund tedeschi. Lo spread è considerato da tempo il termometro della crisi perché più si allarga più significa che l’Italia paga tassi d’interesse elevati (segno di sfiducia) e la Germania bassi (segno di fiducia). Lo spread a 500 punti base significa che l’Italia per trovare finanziamenti sui mercati è costretta a pagare un tasso d’interesse di 5 punti percentuali in più rispetto alla Germania. Questo va ad aumentare anche il costo della raccolta delle banche e, di conseguenza, delle imprese.
L’infografica mostra il confronto europeo degli spread dal picco del 9 novembre 2011 a oggi:
L’Italia nel quadro europeo
Per l’Italia il bilancio non è incoraggiante: agli occhi del mercato si trova in una posizione più defilata rispetto alla Spagna ma il divario con la Germania ha raggiunto i 516 punti, un distacco che non si vedeva da gennaio.
Per l’analisi completa della tensione sui mercati rimandiamo agli articoli Paura in Borsa, torna lo stop allo scoperto di Mara Monti e Pressione sui rendimenti di tutta Europa di Maximilian Cellino pubblicati su Il Sole 24 Ore di martedì 24 luglio.


