La startup va di moda, un po’ meno se è agricola

“Trai la tua forza da questa terra, da Tara, Rossella!”, recitava Clark Gable in Via col vento e solo alla fine del film Rossella O’Hara decide di puntare tutte le sue forze su Tara, la sua tenuta. Un termine di paragone forse banale ma rende bene l’idea che forse certi lavori non andrebbero sottovalutati, soprattutto in tempi di crisi. Gran parte del nostro Made in Italy, infatti, lo si deve all’agricoltura e al lavoro dei campi.

Il Made in Italy non è solo moda ma è anche produzione agroalimentare. La Coldiretti le definisce colture genuine. Secondo i dati Eurostat, in Italia solo il 2,9% dei giovani under 35 intraprende questo tipo di attività. Rossella O’Hara oggi sarebbe una di questi agevolata dal fatto di essere già proprietaria del terreno. “Terre ai giovani” è stata la parola d’ordine del governo Berlusconi e che è stata confermata anche con il decreto liberalizzazioni. Le difficoltà per chi si appresta ad intraprendere questo tipo di impresa non sono poche: acquistare terreni ai prezzi di mercato è impossibile e anche l’affitto è proibitivo, complice la concorrenza delle aree destinate al fotovoltaico. La difficoltà di accesso al bene terra (oltre che al credito) rappresenta uno dei maggiori ostacoli al turn over delle aziende agricole.

L’infografica mostra i valori percentuali degli under 35 impegnati nell’agricoltura nei principali Paesi europei:

(Fonte: Eurostat)

La start up agricola

Prima ci si “metteva in proprio”. Oggi è più cool dire “faccio una start up” e ancor di più se a seguire è l’aggettivo “digitale”. Il concetto è lo stesso ed esistono anche le start up agricole, purtroppo non molto agevolate dalle riforme. Secondo uno studio della Coldiretti presentato il 5 luglio u.s. a Roma, l’impatto della legislatura è quasi zero. L’anomalia non è solo agricola ma interessa l’intero sistema paese: su 8.205 proposte e disegni di legge presentati nell’ultima legislatura solo 205 hanno concluso l’iter.
In agricoltura va ancora peggio: a fronte di 233 iniziative di legge ne sono state approvate tre, di cui due inapplicate.
In molti casi, infatti, anche quando si riesce ad arrivare in fondo l’efficacia è neutralizzata dal rinvio a decreti applicativi di cui si perdono le tracce.

Le potenziali 40mila nuova aziende under 40

La Coldiretti aveva calcolato che vendendo oltre 380mila ettari di proprietà dello Stato, dei comuni e regioni, sarebbe stato possibile creare più di 40mila nuove imprese guidate dagli under 40. Il ministro Catania è riuscito poi a limare il provvedimento eliminando tutte le possibilità di agevolare i furbi. Entro il 30 giugno doveva essere pronto il decreto attuativo con l’elenco dei terreni da dismettere. Invece il provvedimento è congelato.

Da Imprese & territori de Il Sole 24 Ore di Venerdì 6 Luglio
Agricoltura a secco di riforme

Scritto da:
Marianna Tramontano
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