Laureati tra i 25 -29 anni, 16% di capitale umano in fumo

Capitale umano in fumo: laureati a casa senza lavoro, c’è poi chi non lo cerca o chi lo trova a caratteristiche inferiori se non diverse alle proprie qualifiche. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 25 e i 29 anni, ovvero coloro i quali hanno completato gli studi o comunque hanno l’età per aver terminato anche l’università, era a fine 2011 quasi il 16%.

L’infografica mostra un confronto del tasso di disoccupazione (percentuale) dei giovani tra i 25 e i 29 anni. In Italia il tasso toccava il 16% a fine 2011, dato ben più elevato che in Francia e in Germania. Questo conferma che il principio “studia che troverai lavoro” vale molto meno per un ragazzo italiano che per un suo coetaneo europeo:

Il confronto dei tassi di disoccupazione % dei giovani fra i 25 e i 29 anni

Il confronto dei tassi di disoccupazione % dei giovani fra i 25 e i 29 anni

Le tre inadeguatezze strutturali

1) L’offerta scolastica e universitaria

Il recente rapporto sull’Università della Fondazione Agnelli spiega che l’offerta universitaria , anche dopo la riforma del 3+2, non riesce a fornire competenze richieste dal mercato. Con la riforma si è allargata la base sociale: la laurea di primo livello ha favorito il passaggio da un’Università di élite a una che deve accogliere e formare la maggioranza dei giovani italiani. Lo stesso discorso non vale per la lauree magistrali e a ciclo unico: in questo caso rimane una forte selezione sociale.

2) La domanda delle imprese

Con la riforma è aumentata l’offerta dei laureati raggiungendo i livelli simili della media UE ma dall’altro lato il sistema produttivo delle imprese non è in grado di assorbire tale aumento. Questo non solo si traduce in aumento della disoccupazione ma anche in aumento della remunerazione limitato in seguito alla laurea, inferiore agli altri paesi europei ed anche alle Lauree pre-riforma.

3) L’incontro tra domanda e offerta

C’è un problema di competenze fornite dall’Università. Solo una più forte interfaccia tra i futuri datori di lavoro e gli Atenei può aiutare a qualificare meglio l’offerta. C’è poi il nodo istituzionale dell’incontro tra domanda e offerta. La disoccupazione giovanile è anche figlia del precariato: spendere poco e non investire sul futuro. Le aziende hanno preferito contratti più “flessibili” e meno onerosi all’investimento in competenze e formazione. Le aziende devono capire che costruire rapporti stabili e duraturi (per quanto flessibili) è la via per la competitività virtuosa.

Da Il Sole 24 Ore di Venerdì 6 Luglio
La laurea non spinge i giovani

 
Commento (1) Trackback Permalink | 6.07.2012
Scritto da:
Marianna Tramontano
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Una risposta a Laureati tra i 25 -29 anni, 16% di capitale umano in fumo

 
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