Tremonti disse che “con la cultura non si mangia” ma è ben diversa la fotografia scattata dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere che si inserisce nel rapporto 2012 sull’industria culturale in Italia, un viaggio lungo tutto la penisola tra creatività, ingegno e innovazione, tra milioni di monumenti e opere d’arte.
L’industria culturale frutta al Bel Paese ben 76 miliardi di euro, ovvero il 5,4% del Pil, e dà lavoro a un milione e quattrocentomila persone, ovvero il 5,6% degli occupati del Paese. Facendo dei paragoni, la percentuale è superiore al settore primario oppure a quello della meccanica.
L’infografica mostra la ricchezza prodotta dalla filiera della cultura:
La geografia dell’industria culturale: Arezzo capitale della cultura
Secondo Claudio Gagliardi, segretario generale Unioncamere ,”il valore prodotto dall’industria culturale è pari al doppio della somma del comparto della finanza e delle assicurazioni messi insieme”. Guardando tutta la filiera e non solo le imprese che producono cultura in senso stretto, il valore aggiunto passa dal 5,4 al 15% del totale dell’economia nazionale e impiega per 4 milioni e mezzo di persone, quasi un quinto (il 18,1%) degli occupati.
In questa cartina è Arezzo la capitale dove il valore aggiunto della cultura è il più alto d’Italia: l’8,4% del totale prodotto dalla provincia.
A pari merito si trovano Pordenone e Milano con l’8%, terze ex equo Pesaro e Urbino e Vicenza con il 7,9%.
Seguono la provincia di Roma con il 7,6%, quella di Treviso al 7,5%, Macerata e Pisa, entrambe al 6,9%, Verona con il 6,8.
Arezzo è al primo posto anche per l’incidenza dell’occupazione del sistema produttivo culturale sul totale dell’economia. Subito dopo si trova Pesaro e Urbino con un’incidenza del 9,5% e Vicenza al 9,1%.
Da Il Sole 24 Ore di Sabato 21 Luglio 2012
La cultura vale quanto la finanza



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